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      L'economia dell'Emilia-Romagna nel 2000  
     

Il 2000 e' stato un anno positivo per l'economia dell'Emilia-Romagna. Il prodotto interno lordo e' in crescita, in crescita e' anche l'occupazione con una speculare diminuzione dei tassi di disoccupazione.
L'industria manifatturiera si è lasciata alle spalle la situazione di sostanziale stagnazione del 1999. L'industria delle costruzioni ha consolidato la ripresa emersa nel 1999. Gli impieghi bancari sono cresciuti sensibilmente, riflettendo la vivacità del ciclo congiunturale. La stagione turistica è stata caratterizzata dalla ripresa di arrivi e presenze. I trasporti aerei sono aumentati nuovamente. Quelli marittimi hanno evidenziato una tendenza espansiva, che potrebbe sfociare in un nuovo record di traffici. L'export è cresciuto in misura adeguata. I protesti sono diminuiti cosi' come i fallimenti. I prezzi alla produzione e al consumo hanno dato qualche segnale di ripresa, ma in termini relativamente contenuti. L'agricoltura dovrebbe avere sostanzialmente mantenuto i livelli produttivi rilevati nel 1999. Insomma gli elementi positivi sono stati numerosi e importanti. Non è tuttavia mancato qualche segnale negativo. La pesca marittima ha visto diminuire prezzi e ricavi. L'artigianato ha visto diminuire le domande di finanziamento presentate all'Artigiancassa, cosa questa che può sottintendere un clima poco favorevole agli investimenti. Nel settore commerciale è rimasta stabile la compagine imprenditoriale, ma è scesa l'occupazione. Sono aumentate le ore perdute per scioperi.
Tuttavia l'interpretazione dei dati pur positivi va guardata con occhi nuovi; l'economia dell'Emilia-Romagna alla fine degli anni '90 si presenta molto diversa rispetto all'inizio dello stesso decennio. Ci si era infatti abituati a pensare ad una regione omogeneamente caratterizzata dalla velocita' di reazione e dalla flessibilita' delle sue piccole e medie imprese, mentre oggi i principali fatti economici ci parlano di una regione non piu' a una velocita', ma a diverse velocita', dove territori, settori, gruppi di imprese si muovono su piani di azione diversi e con risultati estremamente differenziati.
I fatti salienti che hanno portato a questa crescita differenziata sono stati diversi e consecutivi nel tempo, fatti che forse vale la pena ricordare. La svalutazione della lira nel 1992 comporto' una crescita immediata delle esportazioni per le imprese maggiormente aperte ai mercati internazionali, mentre nello stesso tempo le imprese che si rivolgevano prevalentemente al mercato interno soffrirono di un lungo periodo recessivo. Alla fine degli effetti della svalutazione e allo stabilizzarsi della lira nel 1994 comincio' ad effermarsi in Emilia-Romagna la Grande distribuzione organizzata. In un periodo di stagnazione dei consumi delle familie una consistente quota di questi stessi consumi lascio' il settore della distribuzione tradizionale per indirizzarsi alla grande distribuzione organizzata. Molte imprese commerciali tradizionali chiusero o furono sostituite da nuove forme organizzative e commerciali.
Dalla fine del 1995 e dal 1996 fino ad oggi le reti telematiche e il commercio elettronico stanno comportando forti ristrutturazioni in molti dei settori dei servizi al cittadino e alle imprese. Sul mercato del lavoro, quelli che fino a ieri erano considerati vantaggi competitivi o caratteristiche distintive del lavoratore (l'utilizzo del calcolatore e la conoscenza della lingua inglese) sono oggi considerati requisiti di base per accedere a molte posizioni lavorative sia nell'industria che nei servizi, tanto nella new quanto nella old economy. Allo stesso tempo la necessita' di continuare a coprire mansioni lavorative dequalificate continua ad attirare manodopera extracomunitaria che si rivela comunque insufficiente per numero, qualificazione di base, integrabilita' effettiva.
Solo questa breve rassegna dei cambiamenti degli anni '90 dovrebbe indurre a valutare l'andamento dell'economia regionale, che osserviamo con i tradizionali indicatori congiunturali in maniera diversa da come lo si e' valutato nel corso degli anni '90 e con implicazioni diverse sulle prospettive di crescita futura. Secondo le prime stime sull'evoluzione del reddito proposte dall'ufficio studi di Unioncamere Emilia - Romagna, la crescita reale del valore aggiunto al costo dei fattori nel 1999 è stata stimata pari all'1,9 per cento rispetto all'aumento del 2,0 per cento del 1998 e alla crescita nazionale dell'1,2 per cento. Il modesto rallentamento del reddito è stato determinato dalla decelerazione dei servizi destinabili alla vendita cresciuti dell'1,4 per cento rispetto all'aumento dell'1,9 per cento del 1998, mentre l'industria nel suo complesso ha fatto registrare un aumento reale del 2,3 per cento, praticamente lo stesso riscontrato nel 1998. Anche la sostanziale tenuta del ramo secondario è da attribuire a componenti diverse di crescita con la ripresa dell'industria delle costruzioni, che ha bilanciato il rallentamento evidenziato dal comparto della trasformazione industriale. Nel 2000 la crescita del PIL si presenta nuovamente accelerata, ma a conferma della maggiore instabilita' della crescita, e' difficile valutare se esistano le condizioni nazionali ed internazionali per mantenere questi tassi di crescita anche per il 2001. L'instabilita' potenziale degli Stati Uniti e le ripercussioni dei mercati delle materie prime potrebbero far segnare nuove battute di arresto.
La stabilita' della crescita consistente che ha fatto registrare il mercato del lavoro e' anch'essa in dubbio. La crescita del 2,2 per cento è stata determinata dalla sola condizione degli occupati “dichiarati” cresciuta del 2,4 per cento, a fronte della diminuzione del 9,5 per cento delle “Altre persone con attività lavorativa”.
Queste ultime rappresentano tutte quelle figure marginali al mercato del lavoro, caratterizzate da attività lavorative
precarie e squisitamente occasionali. Se guardiamo alla “qualità” della crescita dell'occupazione, siamo in presenza di una situazione meno omogenea.
Le persone che hanno lavorato con un orario di lavoro uguale a quello abituale sono equivalse all'81,6 per cento del
totale degli occupati, rispetto alla percentuale dell'82,5 per cento rilevata nel 1998. Nello stesso tempo l'incidenza di chi ha lavorato con orario inferiore a quello abituale è salita dal 12,3 al 12,9 per cento. Infine chi ha lavorato con un orario superiore a quello abituale ha visto crescere la propria quota sul totale degli occupati dal 5,2 al 5,5 per cento. In
pratica, l'intensità del lavoro misurata in termini di contribuzione alla formazione del reddito potrebbe avere subito un
lieve ridimensionamento. Questa ipotesi sembra trovare conferma nella diminuzione del numero medio di ore lavorate
settimanalmente passato dalle 37,1 del 1998 alle 36,9 del 1999. Sempre in argomento “qualità” dell'occupazione, è da registrare la notevole mole degli avviamenti con c ontratto a tempo determinato, risultati nel 1999, secondo i dati raccolti dagli Uffici del lavoro, 321.409, pari al 62,8 per cento del totale, rispetto al 60,8 per cento del 1998. Il fenomeno, che rappresenta un aspetto dei cosiddetti contratti atipici, assieme al part-time, è in costante crescita.
L'industria manifatturiera ha visto incremento produttivo del 6,5 per cento nel primo semestre, del 2000. Analogo l'andamento del fatturato, cresciuto del 9,5 per cento, a fronte di un'inflazione tendenziale attestata a giugno al 2,7 per
cento. La ripresa dei prezzi alla produzione, in linea con la tendenza nazionale, sconta i maggiori oneri di approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati, dovuti alla debolezza dell'euro e al rincaro del petrolio. I listini esteri sono cresciuti del 2,2 per cento, rispetto all'aumento del 2,5 per cento di quelli interni.
Per quanto riguarda l'andamento imprenditoriale, nel Registro delle imprese figurava a fine giugno 2000 una consistenza di 404.763 imprese attive rispetto alle 401.059 di fine giugno 1999, per un aumento tendenziale pari allo 0,9 per cento. In termini di saldo fra imprese iscritte e cessate le prime hanno prevalso sulle seconde per 2.064 unità, con un miglioramento rispetto all'attivo di 1.800 imprese dei primi sei mesi del 1999. Se le notizie sulla compagine imprenditoriale sono buone, occorre comunque osservare che le imprese della new economy sembra che non trovino in una regione come l'Emilia-Romagna un ambiente particolarmente favorevole. Sia in termini di tassi di crescita dell'occupazione, di qualita' dell'occupazione offerta e di tassi di crescita dei fatturati, i settori legati alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione in Emilia-Romagna e nel nord-est del paese sembrano in ritardo sul resto del paese, sia rispetto alle aree tradizionalmente piu' forti del nord, dove la concentrazione di capitali conoscenze e tecnologie hanno costituito una base d'avvio del settore, sia rispetto al sud del paese, dove il costo del lavoro favorisce l'insediamento di nuove imprese legate ad infrstrutture leggere come quelle telematiche.
Il quadro regionale sembra quindi buono, ma le condizioni di crescita del sistema di oggi sono molto meno stabili rispetto a 10 anni fa. La crescita economica del territorio, in una economia moderna, dipende da una molteplicita' di fattori di insediamento e crescita piu' ampio rispetto a quelli determinati nel passato. Assieme alle tradizionali componenti che facilitano l'insediamento (accessibilita', disponibilita' di infrastrutture, presenza di reddito disponibile al consumo, basso costo del lavoro o altri fattori della produzione) se ne affiancano altre come la stabilita' politica, l'efficienza dei servizi pubblici e privati ivi compresi quelli finanziari, la qualita' del sistema educativo, la disponibilita' di connessioni telematiche ad alta velocita' e costi contenuti, la facilita' all'insediamento abitativo e la qualita' della vita. Un insiemi di fattori competitivi del territorio sono immateriali e legati alla conoscenza che si genera, si impiega e si trasforma su quel territorio, e all'insieme di componenti infrastrutturali che ne facilitano la comunicazione, la condivisione e l'uso.
L'internazionalizzazione delle economie, l'esposizione delle imprese alla concorrenza internazionale e soprattutto a quella tecnologica, l'instabilita' dei mercati finanziari e delle materie prime, la continua riorganizzazione delle imprese che questi fattori comportano renderanno la crescita dei sistemi economici regionali un processo molto piu' tumultuoso e sempre piu' difficile da stabilizzare. Non potranno tenerne conto le azioni di politica del territorio che saranno chiamate sempre piu' a ricreare condizioni di competitivita', articolandosi in obbiettivi tangibili coordinati da un approcio strategico e perseguiti attraverso azioni svolte da una rete di istituzioni. La sfida ad una modernizzazione complessiva del sistema di supporto all'impresa e' aperta: non sentirne l'urgenza farebbe cumulare ritardi con inevitabili ripercussioni anche sui “numeri” della crescita.


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